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RISTRUTTURARE CASA all’ULTIMO PIANO: quando un APPARTAMENTO RITROVA il proprio DESTINO

Ci sono case che non hanno bisogno di essere salvate, ma ascoltate. Case che hanno atteso anni, a volte decenni, che qualcuno tornasse a interrogarle, a decifrare i loro silenzi, a interpretare i loro pieni e vuoti. A Gerenzano, al piano ultimo di un complesso residenziale degli anni Settanta, un appartamento rimasto fermo nel tempo ha finalmente ritrovato un equilibrio nuovo.

Non era un alloggio trascurato: semplicemente apparteneva a un’altra epoca. Aveva custodito la memoria della famiglia che l’aveva abitato, poi era rimasto sospeso per anni, in attesa di un passaggio di testimone che è arrivato solo con il ritorno — intermittente ma sempre più presente — di uno dei figli, rientrato da lunghi periodi di impegni professionali all’estero.

Era il momento di trasformare un luogo rimasto per troppo tempo “di passaggio” in ciò che Martin Heidegger avrebbe definito Bauen – Wohnen – Denken: costruire, abitare, pensare. Non un semplice motto, non un gioco di parole, ma una vera dichiarazione di senso. Per Heidegger, infatti, abitare non coincide con il semplice occupare uno spazio, né con l’avere un tetto sopra la testa; abitare è un atto originario, un modo di esistere nel mondo, di prendersi cura di ciò che ci circonda e, allo stesso tempo, di ciò che siamo.

Significa riconoscere che una casa non è soltanto un luogo in cui si trascorre del tempo: è una cornice esistenziale, un orizzonte che sostiene la quotidianità e permette alla vita di prendere forma. Se questa cornice non rispecchia più la persona, se non custodisce più misura, calore, possibilità, allora qualcosa non funziona: si vive in casa, non dentro la casa.

Da qui nasceva la necessità di rimettere mano all’appartamento: non un desiderio di rinnovamento estetico, ma il bisogno di ritrovare un luogo in cui potersi riconoscere, soprattutto per chi aveva trascorso anni altrove, tra aeroporti e città provvisorie. Tornare non significava più passare, ma tornare a essere. Riqualificare quegli spazi voleva dire riconsegnare al quotidiano un centro: un posto in cui potersi fermare, respirare, organizzare i propri oggetti, i propri ritmi, i propri pensieri.

La ristrutturazione diventava così un passaggio naturale, quasi inevitabile: un modo per allineare la casa alla persona, per trasformare un luogo sospeso in una dimora vera, stabile, radicata.
Una casa nel senso più compiuto del termine.

L’appartamento, tipico degli anni Settanta, era segnato da ambienti compartimentati, soluzioni funzionali ma rigide, una distribuzione che rifletteva più le abitudini dell’epoca che i nuovi bisogni dell’abitare contemporaneo.

Il grande soggiorno con doppio affaccio Nord-Ovest e Sud-Est è diventato il fulcro del progetto, ma non sempre era stato così. Prima della trasformazione, questo spazio era un grande salone degli anni Settanta: un ambiente unico, vasto ma privo di articolazione, un luogo che accoglieva tutto e non raccontava nulla. Entrando, si aveva la sensazione di trovarsi in un contenitore più che in un ambiente: un vano che funzionava, certo, ma non dialogava con chi lo abitava. Ora non più. Il progetto ha riconosciuto a questo spazio la possibilità di diventare un organismo complesso, un vero paesaggio domestico.

A Nord, dove un tempo c’era solo un angolo indefinito, attraversato da luce obliqua e spesso sacrificato al passaggio, prende oggi forma la cucina. Una cucina aperta, non esibita, ma svelata. Sembra quasi emergere naturalmente dal perimetro, come se fosse sempre stata lì, in attesa di essere riconosciuta.

La sala da pranzo si dispone accanto ad essa, con una continuità morbida, quasi silenziosa: le due funzioni si toccano, si sovrappongono, respirano insieme. È uno spazio dove la domesticità si fa racconto, dove la preparazione del cibo incontra la convivialità e nessuna delle due invade l’altra.

A Sud, entrando sulla destra della porta d’ingresso, lo spazio che un tempo era un semplice prolungamento del soggiorno, privo di identità, diventa ora la zona dedicata al rilassamento. Una nicchia domestica, un angolo che ha trovato finalmente un proprio nome.

Prima era un margine, un bordo. Oggi è uno spazio che accoglie, che invita a fermarsi, che respira con la luce del mattino e si distende con quella del tramonto. Gli arredi, ridisegnati in armonia con le nuove proporzioni, ne hanno rivelato la vocazione naturale: essere un luogo di pausa, di quiete, di ascolto.

Fra gli spazi, come un diaframma sottile ma decisivo, compare la nuova porta scorrevole. Prima c’era un semplice varco: un passaggio che interrompeva lo spazio senza qualificarlo. Oggi, invece, la porta è diventata un gesto architettonico: vetro quadrettato, telaio in metallo antracite, una presenza che separa senza mai dividere. È un filtro percettivo, che introduce dolcemente al disimpegno della zona notte; è una soglia simbolica, che distingue due mondi senza isolarli. La sua geometria leggera organizza il vuoto: rendendo visibile l’invisibile, dando forma al passaggio, trasformando un corridoio in una promessa di quiete.

L’appartamento ristrutturato vive nella misura dei dettagli: armadiature scavate nelle quinte, nicchie trasformate in vano contenitivo, interventi sartoriali che amplificano lo spazio senza alterarne la struttura.

Nel filtro tra zona giorno e disimpegno, una nicchia diventa un armadio guardaroba a tutta altezza, tre ante che si scompongono tra parte inferiore e superiore seguendo la logica interna dell’appartamento, non il catalogo di una produzione seriale. La stessa cura è stata posta nella nicchia del disimpegno lato bagno grande, dove un’altra armadiatura su misura cuce insieme abitudini quotidiane e necessità funzionali.

Sopra le porte, nel controsoffitto del disimpegno, si nasconde un ulteriore spazio tecnico e contenitivo, accessibile dallo studio e dal bagno nuovo. In un appartamento, la differenza tra comodità e caos spesso si gioca proprio qui: negli spazi invisibili che diventano indispensabili.

Le tre camere Est, Centro, Ovest sono rimaste al loro posto, come gli assi silenziosi attorno ai quali la casa ha continuato per decenni a organizzare la propria vita. Ma, come accade agli spazi che attraversano la storia di una famiglia, hanno cambiato pelle, significato, atmosfera.

La camera a Est era un tempo il regno dei ragazzi: un luogo di crescita, di rumore, di libri e di partenze, un ambiente che conservava ancora l’eco di quelle vite in formazione che si affacciano sul mondo e poi, inevitabilmente, se ne vanno. È da questo lascito che riparte oggi la casa. Non più una stanza vissuta solo nei ricordi, ma la camera matrimoniale di un adulto che torna e si riappropria dei suoi luoghi, trasformandoli in un approdo stabile, consapevole. La memoria non è cancellata: resta come sottotraccia, come una vibrazione affettiva che dà spessore al presente. Ma lo spazio ora respira un’altra misura, un’altra intimità.

La camera centrale, ieri luogo di servizio, oggi ritrova se stessa come studio. È diventata il cuore operativo della nuova quotidianità: un ambiente raccolto, calibrato, dove lavorare, pensare, leggere, sospendere il tempo. Qui sopravvive e ora è finalmente valorizzato  l’armadio su misura originale, un pezzo d’autore che la famiglia aveva voluto conservare. Resta come una radice, un gesto di continuità: un oggetto che appartiene al passato ma che trova nel progetto attuale la collocazione che merita. È la prova che non tutto deve essere sostituito: alcune cose, quando sono ben fatte, basta saperle ascoltare.

La camera a Ovest, un tempo il rifugio dei genitori, con il suo passo lento e la sua quiete domestica, oggi diventa la stanza degli ospiti. È un cambiamento naturale, quasi inevitabile: nel progetto di una casa che si rinnova, ospitare assume un valore nuovo, più aperto, più relazionale. La stanza dialoga ora con un bagno che finalmente è all’altezza del suo ruolo: non più un servizio residuale, ma un ambiente curato, proporzionato, capace di accogliere con la stessa dignità che si riserva agli spazi principali.

In questo processo, le tre camere non hanno perso la propria identità originaria: l’hanno trasformata. Come accade alle persone, anche le stanze conservano ciò che sono state, ma trovano una nuova forma per ciò che devono diventare. E così la casa si racconta ancora, con la delicatezza di un luogo che ha vissuto molto, e che proprio per questo è pronto a vivere di nuovo.

Dell’appartamento originario è rimasto qualcosa, ma non per nostalgia: per riconoscenza. Il pavimento in legno a quadrotti della zona notte rovere anni Settanta, vissuto ma non sconfitto è stato recuperato, levigato, sanificato. Non è più un residuo: è un lascito.

Il nuovo pavimento della zona giorno sceglie invece una ceramica effetto legno rovere naturale, con nodi visibili e una matericità che parla un linguaggio contemporaneo. È una continuità senza imitazione, un dialogo generazionale tra materiali.

Il bagno più grande, affacciato sulla camera ospiti, ritrova una dignità estetica che prima non possedeva. Il gres porcellanato effetto marmo Calacatta gold ampio formato, finitura preziosa non invade, ma struttura. L’altezza variabile del rivestimento crea ritmo, distinguendo la grande doccia da ciò che la precede. Lo spazio della vasca preesistente è scomparso: oggi la doccia è ampia, avvolgente, un luogo dove l’acqua diventa gesto quotidiano di cura più che di necessità.

La lavatrice, per ragioni di praticità della committenza, trova posto qui. Sarebbe stata ideale la sua collocazione nella colonna del disimpegno, ma la casa reale è fatta di scelte, non di proposte.

Laddove esisteva la vecchia cucina, ora prende forma il nuovo bagno, calibrato tra funzionalità e misura estetica. La piastrella effetto pietra, una variante beige del Ceppo di Gré, crea una matericità solida, quasi geologica. È un materiale che racconta sedimenti, compressioni, tempi lunghi: perfetto per dare peso visivo a un ambiente piccolo, che ha bisogno di una presenza forte ma non pesante.

Il nuovo scaldabagno a gas trova posto qui perché l’edificio non offriva alternative: nessun balcone idoneo, nessun vano tecnico disponibile. Non si è scelto un modello elettrico poiché, ad oggi, questa tecnologia non garantisce ancora consumi certi né la stessa istantaneità del gas. Anche questo è ristrutturare casa: decidere con realismo, quando normativa e fabbricato impongono i loro limiti.

La casa non è stata solo rinnovata: è stata portata nel presente. L’impianto elettrico smart introduce una nuova intelligenza domestica fatta di gesti semplici e risultati concreti. Le luci si regolano da sole in base alle esigenze, gli scenari si adattano ai momenti della giornata, i consumi si ottimizzano senza che ci si debba accorgere di nulla. È una tecnologia che non invade, ma accompagna: permette di controllare gli ambienti a distanza, di modulare comfort e risparmio, di rendere la quotidianità più fluida. Una casa che non solo si abita, ma che risponde.
La scelta è caduta sul sistema a split dopo aver valutato anche l’ipotesi del canalizzato. Quest’ultimo avrebbe richiesto controsoffitti più profondi, sacrificato volumi preziosi e imposto una presenza impiantistica troppo invasiva per un appartamento dell’ultimo piano. Gli split, invece, con quattro unità interne e una sola esterna, si inseriscono con leggerezza: climatizzano in modo mirato, mantengono flessibilità di utilizzo e soprattutto liberano spazio alla vita, non alle macchine. Una decisione che non rinuncia al comfort, ma lo integra con misura nella forma della casa.

Il riscaldamento centralizzato, affidato ai tradizionali termosifoni, ha trovato una seconda vita grazie a una tecnologia che ne moltiplica l’efficienza senza snaturarne la struttura. Le valvole termostatiche intelligenti regolano il calore stanza per stanza, adattandosi non solo alle abitudini di chi vive la casa, ma anche alle variazioni dell’ambiente esterno. La funzione Auto-Adapt anticipa i cicli di riscaldamento leggendo l’inerzia termica delle pareti e persino le previsioni meteo, mentre il rilevamento delle finestre aperte evita sprechi invisibili ma incisivi. È un sistema che non “eroga calore”, ma dialoga con la casa, la ascolta, la interpreta. Il risultato è un’abitazione che consuma meno, riscalda meglio, reagisce in modo puntuale al vivere quotidiano.
Una casa che pensa e che fa risparmiare non solo energia, ma anche attenzione e tempo.

La sostituzione dei serramenti completa l’opera di riqualificazione energetica con un gesto tanto discreto quanto decisivo. I nuovi infissi in PVC riciclabile, scelti non per moda ma per prestazioni, sigillano la casa da quelle dispersioni tipiche degli anni ’70, lasciando entrare la luce ma non il freddo, modulando l’energia solare estiva senza rinunciare alla trasparenza. I cassonetti sono stati isolati e ricostruiti con attenzione chirurgica, perché è nei dettagli che spesso si consumano gli sprechi maggiori. Le schermature solari, aggiornate e ripensate, accompagnano il passare delle stagioni: attenuano l’irruenza del sole d’estate, accolgono il calore nei mesi invernali.

Il cappotto interno in lana minerale, applicato su tutte le pareti perimetrali, comprese quelle affacciate sul vano scala, e proseguito fino all’isolamento del sottotetto, è l’intervento che più di ogni altro ha cambiato la percezione del comfort. Non un semplice strato di materiale, ma un vero corpo termico che protegge e stabilizza l’edificio, rendendo finalmente omogenea la temperatura in tutta l’abitazione. La ventilazione meccanica controllata puntuale, attraverso scambiatori dedicati nei singoli ambienti, garantisce ricambio d’aria senza disperdere energia: aria nuova che entra, aria viziata che esce, e la casa che respira come non aveva mai fatto prima.

È un insieme di scelte che riscrive il rapporto con le stagioni, mitigando quelle derive termiche sbalzi, surriscaldamenti, raffreddamenti improvvisi, che gli ultimi piani conoscono fin troppo bene. Qui l’efficienza energetica non è un protocollo tecnico: è una nuova qualità dell’abitare, più silenziosa, più stabile, più rispettosa dell’ambiente e del benessere quotidiano.

Gli arredi non mirano a stupire, ma a stare, a trovare il proprio posto con naturalezza dentro un ambiente che ha ritrovato la sua identità. Non cercano l’effetto scenico né la dichiarazione di stile: cercano, piuttosto, una forma di convivenza, una misura silenziosa che li renda parte del tutto. Alcuni pezzi sono stati disegnati su misura, scolpiti esattamente per quelle nicchie che prima erano margini inutilizzati e ora diventano luoghi ordinati, funzionali, quasi segreti; altri provengono dal mercato, scelti non per il blasone del marchio ma per la loro qualità intrinseca, per la capacità di appartenere al contesto senza forzature. L’importante non era il logo, ma la coerenza: l’armonia di forma, materiale e proporzione rispetto allo spazio che li accoglie.

L’illuminazione, in questa casa, non è un accessorio: è un gesto progettuale. È stata calibrata con la delicatezza che si riserva ai materiali preziosi, perché ogni superficie quali la ceramica, il legno, il marmo, la pietra, ritrovasse la sua tonalità naturale, senza distorsioni, senza abbagli, senza quelle drammaturgie luminose che sovrappongono significati invece di rivelarli. La luce diretta sostiene le funzioni primarie, la luce diffusa costruisce l’atmosfera, la luce calda accompagna i riti del vivere quotidiano. Qui, la luce non decora e non pretende: mostra. È una guida silenziosa che restituisce profondità agli angoli, morbidezza ai volumi, verità ai colori. È la luce che permette alla casa di essere sé stessa, e a chi la abita di riconoscerla davvero.

In definitiva, ciò che è accaduto in questo appartamento non è una semplice ristrutturazione: è stato un ritorno. Un ritorno alla misura, a una proporzione che non impone ma accompagna; un ritorno alla qualità, intesa non come lusso, ma come capacità di durare; un ritorno al benessere, quello profondo, silenzioso, che non ha bisogno di annunciarsi.

È stato soprattutto un ritorno alla casa nella sua accezione più piena: non più un luogo di passaggio, non più un riparo temporaneo tra un viaggio e l’altro, ma uno spazio capace di accogliere, sostenere, rappresentare. Un luogo dove si abita e non soltanto dove si soggiorna.

Racconta oggi la vita di chi la vive, non più l’eco remota di chi l’aveva abitata cinquant’anni fa. L’appartamento degli anni Settanta ha lasciato andare la nostalgia del tempo trascorso e, attraverso sensibilità, tecnica e un pizzico di poesia, ha saputo accogliere una nuova identità.

È diventato contemporaneo senza abbandonare le sue radici, rinnovato senza cancellarsi, trasformato senza tradirsi.
E in questa metamorfosi composta, discreta, quasi naturale, ha finalmente ritrovato ciò che ogni casa dovrebbe custodire:
la possibilità di riconoscersi, di ritrovarsi, di appartenersi.

Soprattutto, ha imparato a diventare casa.

(M. Twain)

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narcisio donde
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Vogliamo ringraziare l'Architetto Gianfranco Scatigna per la sua professionalità e coerenza nella ristrutturazione del nostro appartamento. Eravamo molto scettici se eseguire la ristrutturazione completa o parziale e abbiamo deciso di affidarci all'Impresa Scatigna s.r.l, da subito l'Architetto Gianfranco è venuto da noi, ci ha posto domande per capire cosa realmente nol avremmo voluto e alla base delle informazioni ottenute ha elaborato un progetto di intervento per noi eccezionale con il giusto costo di lavorazione, premetto che la nostra è stata una ristrutturazione totale, dai pavimenti, all'abbassamento di una parte del soffitto corridolo, all'impianto elettrico e idrico, con nuovo punto di utilità ricavato nel ex ripostiglio ora adibito a piccola lavanderia. Dobbiamo dire che già dal primo consulto, alla successiva redazione del prospetto costi, alle scelte delle varie soluzioni da poter porre in atto, alla scelta dei materiali e delle successive finiture, ci ha fatto sentire il profumo della * nuova" nostra abitazione. Lo staff che ha lavorato per noi, da Gianfranco a Valentina che ci ha supportato in tutto e per tutto per le nostre necessità dalla scelta dei materiali e loro posa come se fosse la sua abitazione, al geometra Andrea che ha seguito costantemente tutte le fasi di cantiere e lavoro, al Preciso e insuperabile capomastro lAN, a Valter per la parte idraulica, a Ermanno che ha curato tutta la parte elettrica, e tutti coloro che si sono resi molto disponibili e professionali nel loro lavoro eseguito, da segnalare anche la cura che l'impresa ha avuto nelle parti di passaggio condominiale per arrecare il meno possibile disturbo agli altri condomini . A conclusione di questo impegnativo percorso, dobbiamo senza ombra di dubbio ringraziare di tutta cuore, tutto lo Staff dell'impresa Scatigna S.r.l. per la loro professionalità ma soprattutto da evidenziare la loro grande UMANITA' e signorilità nelle loro competenze. Grazie Narcisio e Liliana
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Massimo Brignole
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Abbiamo deciso di ristrutturare un appartamento dove trasferirci; la disposizione degli spazi era di nostro gradimento ma volevamo rinnovare tutto, dai pavimenti agli impianti e contemporaneamente studiare un nuovo arredamento. Abbiamo pensato da subito di avvalerci del servizio ‘chiavi in mano’ per scrollarci di dosso preoccupazioni, impegni e rischi del cercare, ingaggiare e coordinare singoli professionisti; e qui ne servivano parecchi: architetto per consigli su arredi, materiali, illuminazione, impianti ecc., muratori, piastrellisti, parchettisti, tappezzieri, idraulici, elettricisti, posatori, imbianchini…. Valutando le diverse offerte sul mercato, è emersa da subito la completezza dell’offerta dello studio Scatigna, la pluriennale esperienza e, importantissimo elemento a nostro avviso, professionisti facenti parte dello studio, non ‘terzisti’. Sin dal primo incontro abbiamo potuto percepire grande capacità di ascolto e siamo stati accompagnati per mano nella scelta delle soluzioni, dei materiali, colori ecc. Il preventivo è dettagliatissimo e prevede la possibilità di optare per materiali diamond, gold, silver fino a smart, meno costosi ma sempre di primarie aziende del settore (Rab, Novellini, Marazzi ecc.). Siamo partiti con i lavori e anche qui le nostre preoccupazioni sono state subito tacitate: calendario lavori rigoroso e rispettato nei tempi, molta attenzione nella protezione delle parti comuni del condominio tanto che non ci si accorgeva di un cantiere in corso. Mano a mano venivamo aggiornati sull’andamento del cantiere e proposte soluzioni in linea con le problematiche emerse durante i lavori (trattamento intonaco irregolare, brillante soluzione per l’impianto di condizionamento, giusto per fare qualche esempio). Abbiamo vissuto questo periodo con zero pensieri, ci siamo concentrati nel cercare i soprammobili che volevamo, i quadri, gli accessori in genere, divertendoci a girare mezza Italia tra artigiani per il divano ed antiquari per il resto. Mentre eravamo in vacanza avevamo la mente libera, costantemente aggiornati sul regolare procedere dei lavori, ogni telefonata del nostro Tutor era un piacere perché ci faceva ‘vivere’ i lavori senza le relative preoccupazioni ed incombenze. Abbiamo anche apprezzato la capacità dello Studio Scatigna di occuparsi di elementi ‘accessori’ quali la pulizia finale dell’appartamento, imbiancatura e posa resina nel box, installazione lampadari; aspetti secondari ma comunque necessari che ci sono stati sgravati dal cercare il professionista, organizzare il tutto ecc. La qualità dei materiali (piatto doccia, sanitari, mobili bagno, rubinetterie, impianto elettrico, pavimenti, rivestimenti, climatizzatore, porte interne ecc.) e la posa/installazione sono eccellenti, in linea con le più alte aspettative. Ora che siamo giunti alla fine di questa avventura ci mancheranno gli incontri con l’Architetto e la serenità con cui abbiamo vissuto questo percorso, tanto che viene voglia di ricominciare! I consigli che diamo a chi ha avuto la pazienza di leggere tutto questo sono pochi ma dati con passione: 1) affidatevi ad un bravo professionista con esperienza che non subappalti i lavori; 2) al primo incontro guardate negli occhi l’interlocutore, ascoltatene la voce, capirete se racconta una storia che piace ai clienti o se invece sa (e farà) quello che dice. 3) ricordatevi che porre come priorità il risparmio è un errore (e ve lo dice un genovese…) perché il costo di stress, lavori sbagliati, tempi non rispettati o materiali scadenti è di gran lunga superiore a quello che può sembrare; 4) ci mettiamo la faccia, con lo Studio Scatigna spenderete al meglio ogni minuto di tempo ed ogni euro. Mariangela e Massimo
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Ci siamo affidati all'architetto Scatigna perché conoscevamo già la sua impresa, molto apprezzata nella nostra zona e sinonimo di qualità e affidabilità. Non siamo rimasti delusi: fin dall'inizio l'architetto si è dimostrato estremamente disponibile ed esaustivo nelle spiegazioni. Dopo i primi incontri, ci è stato presentato un preventivo chiaro e dettagliato, che è rimasto invariato fino al termine dei lavori. Valentina, l'architetto che ci ha guidato nella scelta dei materiali e che ha supervisionato ogni fase del cantiere, è sempre stata presente e ha coordinato tutto con precisione, sollevandoci da qualsiasi preoccupazione. Gli operai hanno eseguito i lavori con grande accuratezza, senza arrecare disturbo al condominio e mantenendo pulite le aree comuni. Siamo molto soddisfatti del risultato finale: ogni dettaglio è stato curato con attenzione e siamo certi che durerà nel tempo. Ci siamo trovati così bene che abbiamo consigliato la stessa impresa anche a mio padre, che doveva effettuare dei lavori di ristrutturazione.
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andre72DM
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Tramite conoscenza mi sono rivolto all' Architetto per rifare tutta la parte del terrazzo con relativa impermeabilizzazione con qualche altro lavoro di contorno. Solo la parte burocratica iniziale rimane un tanto articolata, dovuta anche al fatto che purtroppo per mio lavoro non sono spesso al pc; ma alla partenza dei lavori tutto si è svolto senza problemi e nei tempi prestabiliti. I lavori sono stati curati nei particolari e eseguiti con competenza dai dipendenti che si alternavano nelle varie fasi, riprendendo anche particolari fatti male a suo tempo, con nuovi materiali più performanti. Sicuramente mi rivolgerei di nuovo a loro per eventuali lavori. Grazie ancora
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Alberto Pasanisi
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Mi sono rivolto all'Architetto Scatigna perché già conoscevo la società e le ottime referenze. Tutto è stato perfetto. Dalla prima analisi dei bisogni che ha permesso di definire un progetto perfettamente adatto alle esigenze, fino alla scelta accurata delle finiture, dei colori, degli arredi, all'esecuzione dei lavori. La cura del dettaglio nella fase di progettazione è stata eccezionale. Quando i lavori sono iniziati, conoscevo esattamente il risultato, le tempistiche ed il budget. Lavori rapidi, realizzati benissimo, rispetto del planning, aggiornamenti continui, con una tutor disponibile e attenta. La preparazione della documentazione tecnica e amministrativa, la richiesta dei permessi e autorizzazioni varie è stata svolta perfettamente, senza che dovessi preoccuparmene. Idem per la certificazione fiscale! Insomma, un "chiavi in mano" perfetto, con un vero progetto architettonico, tanti consigli utili, un accompagnamento totale che mi ha reso semplice un periodo solitamente complicato come quello dei lavori in casa. Consiglio vivamente Scatigna a tutti coloro che vogliono ristrutturare casa!!! Semplicemente, GRAZIE!
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Elena Uboldi
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Ci siamo rivolti all’Architetto Scatigna dopo aver letto le eccellenti recensioni e … dobbiamo dire … che la scelta è stata davvero azzeccata. Siamo stati seguiti passo dopo passo durante tutto il percorso di ristrutturazione completa del ns appartamento, senza mai sentirci abbandonati. Tutti i lavori eseguiti sono stati certificati Un doveroso Grazie ….. …. all’Architetto che ci ha guidato nelle fasi iniziali di progettazione, ci ha ispirato fiducia e serietà fin dal primo incontro. Ci ha consigliato con precisione e molta preparazione sull’aspetto delle detrazioni fiscali … a Valentina che ci ha seguito, chiarito qualsiasi dubbio o incertezza, consigliato e aiutato nelle scelte dei materiali e nella nuova disposizione dell’appartamento … al capocantiere e a tutte le persone che hanno lavorato e che hanno portato a termine un lavoro davvero eccellente Con loro nulla è lasciato al caso, consigliati al 100% Elena
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Graziella Diodovich
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Ottima azienda, prodotti,assistenza e tempistica Unico lato negativo non si riesce a mettersi in contatto/parlare con amministrazione
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Celestino Malerba
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Per la ristrutturazione della nostra casa ci siamo affidati all'Architetto Scatigna, leggendo le ottime recensioni. Non ci siamo pentiti della scelta anzi,la professionalità dell'Architetto e di tutto il suo Staff è qualcosa di unico. Siamo stati seguiti e consigliati passo dopo passo. Soddisfatti del lavoro finale eseguito nei tempi e senza nessuna brutta sorpresa se non quelle belle, ringraziamo tutti dall'Architetto a Valentina, Federica, il Geometra, tutti gli operai e i professionisti intervenuti, con loro nulla è lasciato al caso. Per la ristrutturazione della vostra casa affidatevi a veri professionisti del settore.
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giovanna coniglio
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Nel 2019/2020 ci siamo affidati all'architetto Scatigna per la ristrutturazione interna della nostra nuova casa, dire che ci siamo trovati bene è riduttivo, professionalità, qualità e competenze tutte di alto livello. Successivamente la parte esterna l'abbiamo affidata ad un'altra società che però si sta rivelando non professionale, in quanto i lavori svolti nn sono stati effettuati a regola d'arte. Oggi a distanza di due anni ci troviamo con problemi abbastanza importanti. Ci siamo rivolti per un consulto tecnico con Scatigna, da professionista, ci ha dato i consigli utili per risolvere la problematica anche se il lavoro nn è stato svolto da lui, senza richiedere un compenso. Avevamo scelto un altra impresa in quanto pensavo che il lavoro da svolgere all'esterno fosse semplice anche per un'impresa più piccola e meno strutturata, ci sbagliavamo, perché la professionalità e la competenza fanno la differenza anche in lavori apparentemente semplici.

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