Piastrelle o Resina? La risposta non è così semplice.
Quando arriva il momento di ristrutturare il bagno, una delle domande più frequenti riguarda proprio la scelta dei rivestimenti:
meglio le tradizionali piastrelle oppure la resina?
È una domanda che oggi si pongono moltissime persone, anche perché basta aprire Pinterest, Instagram o sfogliare una rivista di arredamento per trovare bagni straordinari realizzati con entrambe le soluzioni.

Da una parte troviamo grandi superfici continue in resina, prive di fughe, essenziali e contemporanee; dall’altra il gres porcellanato di ultima generazione, capace di riprodurre con sorprendente fedeltà il marmo, la pietra naturale, il cemento, il legno e perfino superfici metalliche ossidate.
A prima vista sembrerebbe una semplice questione estetica; in realtà non lo è. La scelta del rivestimento influenza aspetti molto più importanti del semplice impatto visivo: durata nel tempo, manutenzione, facilità di pulizia, tempi di realizzazione, possibilità di personalizzazione, costi e perfino il modo in cui vivremo quotidianamente il bagno. Per questo motivo cercare una risposta assoluta sarebbe sbagliato; non esiste il materiale migliore, esiste il materiale più adatto ad uno specifico progetto ed è proprio questo il punto.
Come ormai ricordiamo spesso, una ristrutturazione non dovrebbe mai partire da una moda o da una fotografia vista online, ma da una comprensione consapevole delle caratteristiche tecniche dei materiali e delle esigenze della casa che stiamo progettando.
L’obiettivo di quanto stiamo scrivendo non è convincerti a scegliere la resina o le piastrelle; l’obiettivo è molto più ambizioso, così da permetterti di comprendere come sono realmente fatti questi due sistemi di rivestimento, come lavorano, quali vantaggi offrono, quali limiti presentano e quando uno può risultare più adatto dell’altro. Solo conoscendo i materiali si può infatti scegliere con serenità, ed una scelta consapevole è quasi sempre la premessa di una ristrutturazione ben riuscita.
Prima di confrontarli è necessario capire una cosa fondamentale
Quando si parla di rivestimenti, molto spesso si commette un errore perché si confrontano due superfici apparentemente simili senza rendersi conto che, dal punto di vista tecnico, sono due sistemi completamente differenti.
Le piastrelle sono un materiale industriale prefabbricato, la resina è invece un rivestimento che nasce direttamente all’interno del cantiere. Può sembrare una differenza banale ma in realtà è probabilmente la più importante dell’intero confronto.

Per comprendere davvero pregi e limiti di entrambe le soluzioni bisogna quindi partire dall’origine: come vengono realizzate, come vengono installate e soprattutto da cosa dipende realmente la loro qualità finale.
Come nasce un rivestimento in piastrelle
Le piastrelle accompagnano le costruzioni da migliaia di anni, sono uno dei materiali più antichi utilizzati per rivestire superfici, ma negli ultimi vent’anni hanno conosciuto un’evoluzione tecnologica impressionante. Oggi parlare genericamente di “piastrelle” significa in realtà racchiudere un universo estremamente ampio di materiali, formati, spessori e prestazioni.
Ed il protagonista assoluto del mercato è il gres porcellanato: si tratta di un materiale ceramico ottenuto dalla miscelazione di argille selezionate, sabbie silicee, feldspati e minerali naturali, successivamente pressati ad altissime pressioni e cotti in forno a temperature che possono superare i 1.200 °C. È proprio questo processo produttivo a conferire al gres le caratteristiche che oggi lo rendono uno dei materiali più utilizzati nelle ristrutturazioni; la struttura risulta infatti estremamente compatta, con una porosità quasi nulla, una bassissima capacità di assorbire acqua e una notevole resistenza all’usura, ai prodotti chimici e agli sbalzi termici.
Negli ultimi anni la ricerca industriale ha inoltre rivoluzionato l’aspetto estetico in quanto grazie alle moderne tecnologie digitali di stampa ad altissima definizione è possibile riprodurre fedelmente superfici che fino a pochi anni fa erano appannaggio esclusivo dei materiali naturali: Marmi, Pietre, Ardesia, Legni, Resine, Cementi, Metalli. La piastrella moderna non cerca più di sembrare una piastrella ma cerca piuttosto di interpretare altri materiali mantenendo però tutte le prestazioni tecniche della ceramica.

Un altro elemento che ha profondamente cambiato il modo di progettare i bagni riguarda i formati: accanto alle tradizionali dimensioni di 20×20 o 30×60 cm troviamo oggi lastre che raggiungono tranquillamente i 120×278 cm, fino ad arrivare, in alcuni casi, a dimensioni ancora maggiori. Questo permette di ridurre drasticamente il numero delle fughe, aumentando la continuità visiva degli ambienti e avvicinandosi, sotto il profilo estetico, proprio a quel linguaggio minimale che fino a pochi anni fa sembrava esclusiva della resina.
Naturalmente non tutte le piastrelle sono uguali: esistono differenze importanti tra un prodotto economico e uno di fascia alta. Cambiano la qualità delle materie prime, la precisione dimensionale, la planarità, la rettifica dei bordi, la fedeltà grafica delle superfici e perfino il numero di differenti texture presenti nella stessa collezione. Sono aspetti spesso invisibili ad un primo sguardo, ma che incidono profondamente sul risultato finale e sulla qualità percepita del bagno.
Le Fughe
Quando si parla di piastrelle, uno degli argomenti più discussi riguarda inevitabilmente le fughe.
Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che rappresentino un elemento da eliminare. In realtà non è così semplice, in quanto la fuga non nasce come un limite del materiale ma nasce come un preciso elemento tecnico. Consente di assorbire le minime tolleranze dimensionali delle piastrelle, accompagna le fisiologiche dilatazioni dei materiali, contribuisce alla durabilità del rivestimento, permette di gestire correttamente le deformazioni del supporto e può anche diventare un elemento estetico.

Può essere quasi invisibile scegliendo fughe molto sottili e tonalità simili alla piastrella oppure può trasformarsi in un vero elemento compositivo utilizzando colori in contrasto; inoltre, negli ultimi anni, grazie alle piastrelle rettificate, è stato possibile ridurre lo spessore delle fughe a pochi millimetri, ottenendo superfici molto più continue rispetto al passato. Questo significa che oggi il tema non è più “fuga sì o fuga no”, ma capire quale linguaggio progettuale si desidera ottenere.
Come nasce un rivestimento in resina?
Se la piastrella nasce all’interno di uno stabilimento industriale, la resina nasce direttamente in cantiere ed è questa la sua caratteristica più affascinante, ma anche la più delicata.
Contrariamente a quanto molti immaginano, infatti, la resina non è un prodotto unico: non esiste “la resina”, esistono numerosi sistemi resinosi, formulati con composizioni differenti in funzione dell’utilizzo previsto: Resine Epossidiche, Resine Poliuretaniche, Resine Acriliche, Cementoresine, Microcementi Polimerici, Sistemi Ibridi.

Ogni produttore sviluppa cicli applicativi specifici, costituiti da più strati che lavorano insieme come un unico sistema ed il risultato finale che osserviamo è quindi soltanto l’ultimo passaggio di un processo molto più articolato. Prima della finitura superficiale vengono infatti eseguite operazioni fondamentali come la preparazione del supporto, l’applicazione dei primer di adesione, eventuali rasature di regolarizzazione, gli strati strutturali e infine le protezioni superficiali ed è proprio per questo motivo che il risultato di una resina dipende solo in parte dal materiale utilizzato.
La vera differenza la fanno la qualità del supporto esistente, il rispetto dei tempi di maturazione tra una fase e l’altra e, soprattutto, l’esperienza dell’applicatore. Se una piastrella esce dalla fabbrica già con le proprie caratteristiche definitive, una resina raggiunge invece la propria qualità durante la posa ed è qui che risiede il suo principale punto di forza, ma anche la sua maggiore criticità, perché ogni superficie diventa un pezzo unico, irripetibile e realizzato artigianalmente.
Piastrelle o Resina?
Dopo aver compreso come nascono questi due sistemi di rivestimento, possiamo finalmente affrontare il vero confronto seppur prima è importante però chiarire un aspetto: molti articoli presenti sul web si limitano ad un semplice elenco di “pro” e “contro”, quasi che si stessero confrontando due automobili ma la realtà è molto diversa: piastrelle e resina non sono due prodotti concorrenti, sono due modi differenti di concepire il bagno, due linguaggi compositivi diversi, due sistemi costruttivi differenti.
Ecco perché il confronto deve partire da ciò che realmente interessa te che vivrai il tuo bagno ogni giorno.
Estetica: continuità o composizione?
L’aspetto estetico è quasi sempre il primo elemento che orienta la scelta ed è anche quello sul quale è più facile lasciarsi influenzare dalle fotografie viste sui social.
La resina esercita un fascino immediato, l’assenza di fughe genera superfici continue che sembrano scolpite in un unico materiale, le pareti si trasformano quasi in una quinta architettonica uniforme, il pavimento dialoga con le pareti senza interruzioni, la luce scorre lungo le superfici senza incontrare linee di separazione, il risultato è estremamente minimale, calmo, contemporaneo con uno stilema che trasmette ordine visivo e che tende ad ampliare la percezione dello spazio, soprattutto nei bagni di dimensioni ridotte.

Le piastrelle, raccontano una storia diversa, la superficie non è necessariamente continua, è composta, le fughe, i formati, gli orientamenti di posa, le geometrie e gli accostamenti diventano strumenti progettuali, una grande lastra effetto marmo comunica eleganza, una posa a spina italiana trasmette movimento, un rivestimento tridimensionale crea profondità, una parete decorativa diventa protagonista dell’ambiente. Il gres porcellanato permette una libertà compositiva enorme con un effetto finale che può essere essenziale quanto una resina oppure estremamente decorativo.
Più che la presenza o l’assenza delle fughe, è il linguaggio narrativo complessivo a distinguere realmente le due soluzioni.
Personalizzazione: quanto posso rendere unico il mio bagno?
Su questo aspetto entrambe le soluzioni hanno raggiunto livelli molto elevati: la resina è probabilmente il materiale che offre la maggiore unicità in quanto ogni superficie viene realizzata manualmente e non esistono due superfici perfettamente identiche: le spatolature, le velature, le sfumature, le leggere variazioni cromatiche sono tutte caratteristiche che rendono ogni bagno diverso da qualsiasi altro, ed è proprio questa imperfezione controllata a costituire gran parte del suo fascino.
Le piastrelle, dal canto loro, hanno compiuto negli ultimi anni un’evoluzione impressionante: le moderne tecnologie digitali consentono di produrre collezioni con decine di differenti grafiche all’interno dello stesso lotto così da far risultare le ripetizioni sempre meno percepibili; a questo si aggiunge una varietà praticamente infinita di: formati, spessori, texture, finiture superficiali, effetti materici, decori, mosaici, inserti.
La personalizzazione, quindi, non dipende più tanto dal materiale scelto ma dipende dalla qualità del progetto.
Durabilità: quale materiale dura di più?
Questa è probabilmente la domanda che riceviamo più spesso ed è anche una delle più difficili, perché la risposta corretta è:
dipende da come viene progettato e realizzato il sistema.
Il gres porcellanato rappresenta oggi uno dei materiali più durevoli disponibili nel settore edilizio in quanto esiste molto bene all’abrasione, ai detergenti, all’umidità, al vapore, agli sbalzi termici, all’acqua, al calcare, ai raggi UV. Se correttamente posato può tranquillamente mantenere inalterate le proprie caratteristiche per decenni.

La resina possiede anch’essa ottime prestazioni, tuttavia il comportamento nel tempo dipende molto dal ciclo applicativo utilizzato e dalla qualità dell’esecuzione; inoltre le superfici resinose sono soggette nel corso degli anni, a variazioni cromatiche, a micrograffi superficiali o fisiologici segni di utilizzo. In molti casi questi effetti vengono addirittura considerati parte della naturale evoluzione del materiale, analogamente a quanto avviene per il cuoio o il legno; occorre quindi distinguere tra deterioramento e naturale maturazione estetica.
Graffi, urti e riparazioni
È uno degli aspetti meno raccontati.
Le piastrelle possiedono una durezza superficiale molto elevata, resistono ottimamente ai graffi, possono però scheggiarsi in caso di urti particolarmente violenti; la buona notizia è che il danno, se localizzato, può spesso essere limitato alla singola piastrella.

La resina presenta un comportamento differente poiché sopporta molto bene piccoli urti e deformazioni, può però graffiarsi con maggiore facilità rispetto ad un gres porcellanato. Lo svantaggio consiste che interventi locali seppur possibili alternano l’effetto superficiale complessivo.
Pulizia e manutenzione
Molti pensano che la resina non richieda alcuna manutenzione ma non è vero. Così come non è vero che le fughe delle piastrelle siano inevitabilmente destinate a diventare nere.
Entrambi i sistemi richiedono semplicemente attenzioni differenti: le piastrelle moderne sono estremamente facili da pulire, risultano poco assorbenti e sopportano molto bene i normali detergenti domestici. L’attenzione maggiore riguarda le fughe; oggi esistono stuccature cementizie migliorate e stucchi epossidici con prestazioni molto elevate che riducono notevolmente l’assorbimento dello sporco.

La resina elimina invece completamente il problema delle fughe facilitando la pulizia quotidiana e conferendo una piacevole continuità visiva; occorre però utilizzare detergenti compatibili con il sistema resinoso adottato e rispettare le indicazioni del produttore. In molti casi, dopo qualche anno, può essere consigliato un rinnovo della protezione superficiale: non si tratta di un difetto ma normale manutenzione di un materiale vivo.
Impermeabilità?
Uno dei luoghi comuni più diffusi nel settore è credere che sia la piastrella oppure la resina a rendere impermeabile il bagno ma non è così.
L’impermeabilità di un bagno moderno non dipende dal materiale di finitura, ma dipende dal sistema impermeabilizzante sottostante; sia sotto una piastrella sia sotto una resina dovrebbe essere sempre presente un corretto sistema di impermeabilizzazione realizzato secondo le norme tecniche vigenti. Il rivestimento finale costituisce solo la superficie di utilizzo.

La vera protezione è affidata agli strati invisibili che non vedrai più una volta terminati i lavori ed è proprio qui che emerge l’importanza della progettazione e della corretta esecuzione, perché il miglior materiale del mondo non potrà mai compensare un’impermeabilizzazione eseguita male.
Tempi di Posa
La posa delle piastrelle segue un processo relativamente consolidato: preparazione del supporto, impermeabilizzazione, posa, stuccatura e sigillature. I tempi dipendono naturalmente dal formato delle lastre e dalla complessità del progetto, ma risultano generalmente piuttosto prevedibili.

La resina richiede invece una lavorazione più articolata: ogni strato necessita dei propri tempi di maturazione: primer, rasature, eventuali armature, strati decorativi, finiture protettive. Tra una fase e l’altra devono essere rispettati tempi ben precisi ed accelerare il processo significherebbe compromettere il comportamento del materiale nel tempo. Per questo motivo la durata complessiva dell’intervento può risultare di molto superiore rispetto ad un rivestimento ceramico.
Costi
“Costa di più un bagno in resina o un bagno in piastrelle?”
DIPENDE
Non esiste un prezzo universale, perché il costo finale è influenzato da numerosi fattori: dimensione delle superfici, complessità geometrica del bagno, preparazione del supporto esistente, qualità dei materiali, livello di finitura richiesto, professionalità dell’applicatore.

È però possibile fare una considerazione generale: il gres porcellanato offre oggi una gamma praticamente infinita di soluzioni economiche, intermedie e di altissima gamma; si possono trovare ottimi prodotti a costi contenuti, così come lastre ceramiche di grande formato che raggiungono valori molto elevati. La resina, invece, presenta normalmente un costo medio superiore, non tanto per il materiale in sé in quanto la vera differenza economica è rappresentata dalla lavorazione.
Piastrelle o Resina? I falsi miti più diffusi
Quando si affronta questo argomento emergono quasi sempre alcune convinzioni che meritano di essere chiarite.

“La resina si crepa sempre.”
Una resina correttamente progettata, applicata su un supporto stabile e realizzata secondo il ciclo previsto dal produttore non è destinata a fessurarsi seppur eventuali microfessurazioni possono manifestarsi in quanto fisiologicamente il supporto sottostante presenta movimenti, ritiri o deformazioni.
“Le piastrelle sono ormai superate.”
Negli ultimi dieci anni il gres porcellanato ha probabilmente conosciuto la più importante evoluzione della sua storia: le grandi lastre, le nuove superfici materiche, le tecnologie digitali, gli effetti tridimensionali, le texture sincronizzate hanno reso la ceramica uno dei materiali più evoluti oggi disponibili per l’interior design.
“La resina è impermeabile, quindi non serve impermeabilizzare.”
Come abbiamo sopra, la protezione dell’edificio non è affidata alla superficie di finitura, è affidata al sistema impermeabilizzante realizzato sotto il rivestimento. Pensare che una finitura possa sostituire l’intero sistema di impermeabilizzazione significa confondere due funzioni completamente differenti.
“Le fughe sono sempre sporche.”
Le moderne stuccature cementizie migliorate ed epossidiche hanno prestazioni enormemente superiori rispetto al passato; naturalmente richiedono una corretta manutenzione periodica. Parlare oggi delle fughe come del principale limite della ceramica significa riferirsi ad una tecnologia ormai superata.
Quindi… quale materiale scegliere?
Meglio le piastrelle o la resina?
Dipende dal progetto
Se desideri un bagno essenziale, contemporaneo, con grandi superfici continue, poche interruzioni visive e un linguaggio architettonico molto minimale, la resina rappresenta certamente una soluzione di grande fascino.
Se invece cerchi la massima libertà compositiva, una varietà praticamente infinita di colori, formati, texture ed effetti materici, un’elevata resistenza superficiale e una manutenzione estremamente semplice, il gres porcellanato continua ad essere uno dei materiali più completi oggi disponibili.
Ma questa non è ancora la risposta definitiva, perché il vero protagonista non è né la resina né la piastrella,
È il bagno.
Esistono bagni nei quali una resina rappresenta la soluzione perfetta ed esistono bagni nei quali scegliere la resina significherebbe semplicemente seguire una moda. Allo stesso modo esistono progetti in cui il gres porcellanato valorizza magnificamente gli spazi ed altri nei quali una superficie continua permette di raggiungere un risultato impossibile da ottenere con la ceramica.
Ogni casa racconta una storia diversa, ogni famiglia vive il bagno in modo differente, ogni progetto possiede esigenze specifiche ed è proprio questa la ragione per cui la scelta non dovrebbe mai partire dal materiale: dovrebbe partire da te che utilizzerai il bagno.
Domande frequenti (FAQ)
La resina è più resistente delle piastrelle? Il gres porcellanato possiede generalmente una maggiore durezza superficiale, mentre la resina offre una diversa capacità di assorbire piccoli urti e deformazioni.
È possibile rivestire il bagno con la resina sopra le vecchie piastrelle? Ipoteticamente sì, ma fortemente sconsigliato in quanto il supporto non è mai perfettamente stabile.
Le piastrelle sono più facili da pulire? Entrambe le soluzioni risultano semplici da mantenere se correttamente realizzate. Le piastrelle richiedono attenzione alle fughe, mentre la resina necessita dell’utilizzo di detergenti compatibili con il ciclo protettivo adottato.
La resina ingiallisce? Le moderne formulazioni hanno ridotto notevolmente questo fenomeno, sebbene possono subire nel tempo leggere variazioni cromatiche, soprattutto se esposte a forte irraggiamento UV.
Le norme tecniche: perché non basta scegliere un buon materiale
Esiste un aspetto di cui si parla pochissimo quando si affronta il tema dei rivestimenti del bagno ed è forse il più importante: normalmente si dedica settimane alla scelta del colore della piastrella, della finitura della resina o della tonalità delle fughe, senza sapere che il risultato finale dipenderà soprattutto da ciò che rimarrà completamente nascosto.
In edilizia esiste infatti un principio molto semplice:
un materiale eccellente posato male produrrà quasi sempre un cattivo risultato, mentre un buon materiale correttamente progettato e posato secondo la regola dell’arte garantirà prestazioni molto superiori nel tempo.

Per questo motivo, sia nel caso delle piastrelle sia nel caso della resina, il riferimento non è rappresentato soltanto dalle schede tecniche dei produttori o dall’esperienza del posatore, ma anche dalle Norme UNI, cioè quelle norme tecniche volontarie che costituiscono oggi il riferimento professionale per la progettazione e la posa.
Per i rivestimenti ceramici il documento più importante è la UNI 11493-1, intitolata “Piastrellature ceramiche a pavimento e a parete – Istruzioni per la progettazione, l’installazione e la manutenzione”. Questa norma non si limita a spiegare come posare una piastrella ma definisce un vero e proprio metodo; stabilisce come deve essere verificato il supporto, quando è necessario prevedere giunti di deformazione, quali adesivi utilizzare, come trattare gli ambienti umidi, come eseguire la stuccatura e quali controlli effettuare prima della consegna dell’opera. In altre parole, sposta il ruolo del posatore da semplice esecutore a professionista responsabile del risultato finale.
Lo stesso principio vale per i rivestimenti in resina: pur non esistendo oggi una norma UNI unica e specifica dedicata esclusivamente ai bagni residenziali in resina con il livello di dettaglio della UNI 11493 per la ceramica, l’applicazione dei sistemi resinosi è disciplinata da norme tecniche, istruzioni dei produttori, specifiche prestazionali e procedure applicative che definiscono in modo rigoroso la preparazione del supporto, i cicli di applicazione, le condizioni ambientali, i tempi di maturazione e i controlli finali.
Questo significa una cosa molto semplice: quando scegli un rivestimento non stai acquistando soltanto un materiale, stai acquistando un sistema costruttivo e come ogni sistema costruttivo, il suo corretto funzionamento dipende dall’insieme delle sue componenti: il supporto, l’impermeabilizzazione, gli adesivi, le rasature, i primer, le sigillature, le finiture, la posa.
Perfino le condizioni climatiche presenti durante la lavorazione: è un po’ come acquistare una Formula 1; avere il miglior motore del mondo serve a poco se telaio, sospensioni e pneumatici non lavorano correttamente insieme.
Lo stesso accade in un bagno, la vera qualità non nasce mai da un singolo materiale, nasce dal corretto dialogo tra tutti gli elementi che compongono il sistema. Ed è proprio questo il motivo per cui, nelle ristrutturazioni, la competenza di chi progetta e di chi realizza diventa spesso più importante del materiale stesso.
I 5 errori che vediamo più frequentemente nei bagni ristrutturati
Dopo molti anni trascorsi tra progettazione e cantieri, possiamo dire che i problemi che incontriamo più frequentemente non dipendono quasi mai dalla qualità delle piastrelle o della resina ma dipendono quasi sempre da decisioni prese prima ancora di iniziare i lavori; sono errori che, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere evitati con una corretta progettazione.
1. Scegliere il materiale partendo soltanto da una fotografia
È probabilmente l’errore più diffuso; una fotografia mostra il risultato finale, non racconta però il contesto che lo ha generato, non racconta quanto è grande quel bagno, quanta luce naturale riceve, qual è l’altezza del soffitto, quali materiali erano già presenti, quale budget è stato investito, quali impianti sono stati realizzati.
Una resina vista in una villa affacciata sul lago potrebbe risultare meravigliosa ma la stessa soluzione, inserita senza criterio in un piccolo bagno poco illuminato, potrebbe produrre un risultato completamente diverso.
Le immagini servono ad ispirare, non a progettare.
2. Pensare che il materiale possa compensare un cattivo supporto
Molti problemi attribuiti ai rivestimenti nascono in realtà molto più in profondità: una parete non perfettamente planare, un massetto non sufficientemente stagionato, una superficie umida, un sottofondo instabile sono condizioni che nessun materiale potrà mai correggere anzi, più il materiale è tecnologicamente evoluto, più diventa sensibile alla qualità del supporto sul quale viene applicato.
Prima del rivestimento viene sempre il supporto ed è proprio lì che si gioca gran parte della qualità dell’opera.
3. Considerare la posa come una semplice manodopera
Esiste una convinzione ancora molto diffusa e cioè che il valore risieda quasi esclusivamente nel materiale acquistato. In realtà, soprattutto nei bagni contemporanei, accade esattamente il contrario: una grande lastra ceramica, una superficie resinosa, un piatto doccia integrato, un rivestimento a tutta altezza sono tutti sistemi che richiedono competenze elevate. La posa non rappresenta l’ultima fase del lavoro, è la fase che trasforma un buon materiale nel bagno desiderato.
4. Pensare soltanto all’effetto estetico
Un bagno non viene utilizzato durante una fotografia ma viene utilizzato ogni giorno, per anni, a volte per decenni. Per questo motivo un buon progetto deve sempre trovare un equilibrio tra estetica, funzionalità, manutenzione, durabilità e qualità della vita.
Una superficie meravigliosa ma difficile da mantenere potrebbe trasformarsi, nel tempo, in una continua fonte di insoddisfazione; l’obiettivo non è stupire il giorno della consegna, è continuare ad utilizzare ed apprezzare quel bagno anche dopo dieci o quindici anni.
5. Cercare il materiale migliore invece del progetto migliore
È forse l’errore più importante: molti arrivano in showroom convinti che esista il materiale perfetto senza essere coscienti che a realtà è diversa in quanto non esiste il materiale perfetto; esiste il materiale più adatto a quel determinato bagno.
Una resina può essere la scelta ideale in un progetto e completamente sbagliata in un altro; una grande lastra in gres può trasformare un ambiente, oppure risultare fuori scala.
Per questo motivo la domanda corretta non dovrebbe mai essere:
“Qual è il rivestimento migliore?”
Ma piuttosto:
“Qual è il rivestimento che meglio interpreta il modo in cui vivremo questo bagno?”

È una domanda apparentemente simile che in realtà cambia completamente il modo di affrontare una ristrutturazione perché sposta l’attenzione dalla moda alla progettazione e le mode, prima o poi, cambiano. Il bagno ben progettato, invece, continua a funzionare per molti anni.
In conclusione
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una continua contrapposizione tra materiali o sistemi: Parquet o SPC, Marmo o Gres, Doccia o Vasca, Piastrelle o Resina o Wall Paper, come se esistesse sempre un vincitore e uno sconfitto.
L’esperienza maturata in decenni di progettazione ci ha insegnato invece qualcosa di diverso: il problema raramente è il materiale ma il problema è il progetto e la realizzazione: una resina applicata senza conoscere il comportamento del supporto potrà creare problemi anche se il materiale sarà eccellente. Una piastrella di altissima qualità posata senza rispettare le corrette regole dell’arte potrà deludere quanto un prodotto economico.
Al contrario, sia la resina sia il gres porcellanato sono oggi materiali straordinari quando vengono scelti con consapevolezza e inseriti all’interno di un progetto coerente e per questo motivo, se dovessimo sintetizzare tutto il concetto in una sola frase, probabilmente sarebbe questa:
Non chiederti quale materiale sia il migliore. Chiediti quale materiale racconti meglio il tuo modo di vivere il bagno.
Perché una superficie non è semplicemente qualcosa che si guarda, è qualcosa che toccherai, pulirai o farai pulire, utilizzerai e vivrai ogni giorno per molti anni ed è proprio questa continuità quotidiana che trasforma un rivestimento in una vera scelta progettuale.
Anche nella ristrutturazione di un bagno, la qualità non nasce dall’accumulare materiali o seguire le mode del momento, ma dalla capacità di scegliere con competenza ciò che è davvero adatto alla propria casa. Perché il miglior rivestimento non è quello più fotografato sui social, ma quello che continuerà a soddisfarti ogni giorno, anche quando le mode saranno ormai cambiate.
“Non multa, sed multum. (Non molte cose, ma fatte con profondità)”
(massima associata al pensiero di Quintiliano)
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cristina ruggieri lavorgna & gianfranco scatigna architetti
